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La riforma della politica comune della pesca

La conservazione della Biodiversità:
 il contributo imprescindibile di un sistema Mediterraneo di Aree Marine Protette
l’auspicabile ruolo dell’Unione per il Mediterraneo

Nelle sue proposte per una riforma radicale della politica comune della pesca (PCP), la Commissione europea ha definito un approccio globale alla gestione della pesca in Europa. Secondo la Commissione Europea i piani predisposti dovranno garantire la futura sopravvivenza sia degli stock ittici che dei mezzi di sussistenza dei pescatori, mettendo fine all’eccessivo sfruttamento e al depauperamento degli stock stessi. Tale riforma dovrà introdurre un approccio decentrato alla gestione della pesca basato su conoscenze scientifiche, a livello delle regioni e dei bacini marittimi, e definirà migliori norme di governance nell’Unione e a livello internazionale tramite accordi di pesca sostenibile. L’obiettivo generale delle proposte presentate dalla Commissione per l’ammodernamento e la semplificazione della politica comune della pesca (PCP) è di rendere la pesca un’attività sostenibile sul piano ambientale, economico e sociale.

Se quanto richiamato è la strada che la Commissione vuole fattivamente intraprendere, Il Consiglio e il Parlamento dovranno tener conto nel decidere di approvare tale riforma della qualità delle acque marine e in particolare della salvaguardia degli ecosistemi a partire da quelli del Bacino Mediterraneo/Mar Nero.

La commissaria Maria Damanaki, responsabile per gli affari marittimi e la pesca, ha infatti dichiarato: “Occorre agire immediatamente per riportare tutti i nostri stock a livelli di sicurezza e preservarli per le generazioni presenti e future. Solo a queste condizioni i pescatori potranno continuare a pescare e a trarre un adeguato sostentamento dalle loro attività.”

Secondo il Millennium Ecosystem Assessment (UNEP, 2006) gli ecosistemi marini e costieri sono  tra le aree più minacciate del pianeta e che il Mediterraneo è un punto caldo di biodiversità. Sono state catalogate nel bacino del Mediterraneo circa 17.000 specie, anche se si stima che la lista potrebbe aumentare con le specie che devono ancora essere scoperte (Coll et al, 2010). E’ risaputo infatti che il Mediterraneo è sede di una elevata percentuale di specie endemiche e presenta habitat e specie minacciati (nel Mar Mediterraneo vive il 7-8% di tutte le specie marine conosciute; di queste il 19% sono in via di estinzione e l’1% sono già estinte a livello regionale). Inoltre, il Mediterraneo deve affrontare diverse minacce legate all’alta concentrazione della popolazione sulle sue coste che ne intensifica le minacce tra cui la pesca eccessiva, il sovrasfruttamento delle risorse, la distruzione degli habitat, delle specie invasive, l’inquinamento, ecc. Nonostante le dimensioni ridotte (meno dell’1% della superficie dell’area marina del mondo), il Mediterraneo rappresenta quindi un area cruciale per la conservazione delle specie viventi a livello planetario:

Secondo il Millennium Ecosystem Assessment (UNEP, 2006) gli ecosistemi marini e costieri sono  tra le aree più minacciate del pianeta e che il Mediterraneo è un punto caldo di biodiversità. Sono state catalogate nel bacino del Mediterraneo circa 17.000 specie, anche se si stima che la lista potrebbe aumentare con le specie che devono ancora essere scoperte (Coll et al, 2010). E’ risaputo infatti che il Mediterraneo è sede di una elevata percentuale di specie endemiche e presenta habitat e specie minacciati (nel Mar Mediterraneo vive il 7-8% di tutte le specie marine conosciute; di queste il 19% sono in via di estinzione e l’1% sono già estinte a livello regionale). Inoltre, il Mediterraneo deve affrontare diverse minacce legate all’alta concentrazione della popolazione sulle sue coste che ne intensifica le minacce tra cui la pesca eccessiva, il sovrasfruttamento delle risorse, la distruzione degli habitat, delle specie invasive, l’inquinamento, ecc. Nonostante le dimensioni ridotte (meno dell’1% della superficie dell’area marina del mondo), il Mediterraneo rappresenta quindi un area cruciale per la conservazione delle specie viventi a livello planetario:

  • l’impatto delle attività umane è proporzionalmente più elevato sul Mediterraneo che in altri mari del mondo, anche perché il Mediterraneo è un bacino quasi completamente chiuso e con un basso tasso di rinnovo delle acque;
  • l’impatto delle attività umane è proporzionalmente più elevato sul Mediterraneo che in altri mari del mondo, anche perché il Mediterraneo è un bacino quasi completamente chiuso e con un basso tasso di rinnovo delle acque;
  • i fattori come l’urbanizzazione e la pressione antropica, l’inquinamento determinato dal trasporto terrestre e marittimo, le pratiche di pesca illegale e di sfruttamento eccessivo di alcune risorse biologiche marine, il pesante traffico marittimo, l’eccessiva e non adeguatamente controllato sfruttamento delle risorse del sottosuolo e i cambiamenti climatici hanno un impatto crescente e insostenibile per la perdita di biodiversità e il degrado degli ecosistemi marini e costieri nel Mediterraneo;
  • la mancanza di piani d’intervento multinazionali in caso di  incidenti relativi al traffico su navi di materiale pericoloso o legati allo svolgimento delle attività delle piattaforme offshore, nonché l’assenza di misure atte a prevenire tali incidenti, determinano in modo diretto perdita di biodiversità e degrado dell’ambiente marino mediterraneo a medio e lungo termine;

Occorre pertanto agire presto e bene. Una delle scelte concrete e molto efficaci da compiere e da ricomprendere nel piano di riforma della politica comune della pesca può sicuramente riguardare la creazione di una rete di riserve naturali marine protette:

  • le riserve marine sono riconosciute da numerose convenzioni internazionali e dalla Unione Europea come strumenti essenziali per una strategia globale di conservazione dell’ambiente marino che porta ad un uso sostenibile delle risorse del mare e di azione contro la perdita di biodiversità;
  • relativamente a ciò le aree marine protette incidono positivamente per la conservazione degli stock di pesca e di mammiferi marini divenendo luoghi privilegiati per la riproduzione e la crescita delle popolazioni animali nel Mediterraneo divenendo aree con alta diversità di specie ed ecosistemi;
  • per tali motivi la creazione di aree marine protette e riserve marine è nell’interesse di tutti gli Stati membri della UPM-PA, e non solo degli Stati costieri;

Occorre inoltre richiamare con decisione:

  1. l’urgente necessità di istituire un approccio ecosistemico come strumento essenziale per la gestione integrata e sostenibile delle attività umane che utilizzano le risorse del Mediterraneo,
  2. gli Stati firmatari all’attuazione delle decisioni assunte a Nagoya (tra le quali la convenzione sulla diversità biologica ) per l’immediata attuazione del piano strategico 2010-2020;
  3. gli Stati che hanno recepito dalla Commissione europea la direttiva quadro (2008/56/CE che istituisce un quadro per l’azione comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino – direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino) di implementare in modo coerente e cooperativo le misure legislative, regolamentari e amministrative necessarie per raggiungere un “buono stato ecologico» entro il 2020 (con l’obiettivo di tutelare almeno il 10% di questa ecoregione, considerando che attualmente le aree marine protette e gestite nel Mediterraneo si estendono per una superficie di 97,41 mila km ², ovvero circa il 4% del Mediterraneo escludendo il santuario dei cetacei che la cui superficie è di 87,5 mila km ²);

Occorre infine introdurre nella riforma della politica comune della pesca proposte operative e concrete per la creazione di nuove zone marittime protette – accompagnate da finanziamenti e criteri di gestione – affidando  all’Unione per il Mediterraneo a sostenere politicamente ed economicamente progetti volti a istituire aree marine protette, sia attraverso risorse proprie che mediante ​​co-finanziamento pubblico-privati, sollecitando l’Unione europea a sostenere e assistere tali progetti, siano essi in ambito Comunitario che internazionali.

La pesca resta una delle principali fonti di sostentamento e di risorse alimentari, nonché un settore economico importante, in tutta la regione mediterranea.

La protezione degli ecosistemi marini del Mediterraneo deve essere vista come una necessità anche dal punto di vista economico. La creazione di un sistema di aree marine protette può rappresentare un vero e proprio “affare”, infatti queste aree potrebbero essere raffigurate come dei veri e propri libretti di risparmio a capitale vincolato e a forte redditività, con l’interesse prodotto che può darci da vivere per gli anni avvenire.

Questo perché è dimostrato che a distanza di pochi anni dall’istituzione di una riserva naturale marina protetta la quantità di pesci è tale che adulti, giovani e larve superano i confini dell’area protetta stessa e vanno ad implementare le popolazioni delle aree commerciali, rappresentando una ricca opportunità per la pesca commerciale.

La creazione di un sistema di aree marine protette Mediterranea può trasformarsi da un auspicio a un dato di fatto però solo coinvolgendo opportunamente  le popolazioni.

Occorre definire:

  • da un lato una chiara e autorevole Governance territoriale che può nascere dal garantire l’adeguata partecipazione dei vari portatori di interesse, e segnatamente:

ü      delle collettività territoriali e degli enti pubblici interessati,

ü      degli operatori economici,

ü      delle organizzazioni non governative,

ü      degli attori sociali, e dei cittadini interessati,

alle fasi di elaborazione e attuazione delle strategie, dei piani e programmi o progetti per le zone costiere e marine, nonché al rilascio delle varie autorizzazioni.

  • Dall’altro occorre a livello nazionale, regionale o locale, programmare e favorire attività di sensibilizzazione sulla gestione integrata delle zone costiere e sulle aree marine protette sviluppando anche  pertinenti programmi educativi e attività di formazione e pubblica istruzione su questo tema.

La rete delle aree marine protette, aree relativamente limitate ma distribuite nell’ambito Mediterraneo in modo diffuso e capillare deve divenire un vero e proprio network di stampo federativo ove i soggetti gestori dei singoli Paesi membri dell’Unione per il Mediterraneo si scambiano costantemente informazioni, dati scientifici e le buone pratiche realizzate.

Le nuove aree da proteggere debbono per la maggior parte essere individuate in zone a largo delle coste ove è più efficace la presenza di tali ipotesi di tutela.

Dalla cartina riportata qui sotto si vede con chiarezza come le attuali riserve siano invece collocate essenzialmente lungo le coste e nella maggior parte delle volte lungo le coste settentrionali del Mediterraneo.

aree marine costiere

Di contro lo sforzo internazionale che andrà fatto nei prossimi mesi sarà quello di costruire un consenso generalizzato affinché tra i progetti dell’Unione per il Mediterraneo, finanziati dal concorso pubblico-privato, venga ricompresso anche quello prioritario dell’istituzione di nuove  piccole riserve marine (sia in acque internazionali che nazionali) secondo una migliore e più efficace distribuzione di tali siti che in questa cartina qui sotto abbiamo cercato di configurare.

nuove aree protette

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