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GLI STRUMENTI FINANZIARI PER RAFFORZARE IL DIALOGO E IL  PARTENARIATO NEL BACINO DEL MEDITERRANEO

 IL RUOLO DELLA FONDAZIONE ANNA LINDH  nel sostegno alla Cultura

nel suo rapporto con il territorio per la democrazia e i diritti civili.

 Heads of National Network Meeting

Lefkosia (Nicosia), Cyprus

8th to the 11th of November 2012,


Negli ultimi 16 anni i fondi destinati a vario titolo dall’Unione Europea in favore dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo sono stati nel complesso superiori ai 35 miliardi di euro. Questi stanziamenti sono stati utilizzati per iniziative destinate a favorire le riforme democratiche, lo sviluppo economico e sociale, il rispetto dei diritti umani e civili, la liberalizzazione degli scambi commerciali, la riscoperta delle tradizioni culturali comuni.

La Rete Italiana Anna Lindh è fermamente convinta che in questo contesto occorre favorire, con azioni continue ed efficaci, la partecipazione delle società civili Mediterranee per poter pianificare le strategie di sviluppo in modo condiviso. Strategie che possano sostenere efficacemente ulteriori azioni specifiche, per  la democrazia, la stabilità e i diritti umani. Queste azioni si possono/debbono garantire con l’espansione di una “società civile” forte, autonoma, politicamente e culturalmente pluralista, capace di stabilizzare e rendere i programmi di sviluppo e di integrazione utili a soddisfare le esigenze delle popolazioni secondo reali bisogni di miglioramento della qualità della vita. Occorre inoltre avere il coraggio civico di sostenere apertamente che sia riconosciuta nella laicità, l’elemento a fondamento di tolleranza positiva e imprescindibile per la creazione di un clima di partenariato pragmatico e fattuale.

Non possiamo quindi limitarci  a sostenere l’esportazione, dato quel che nel nostro Mondo si sta verificando, del modello europeo per lo sviluppo economico ma, occorre definire un modello innovato, idoneo a promuovere l’uso razionale e sostenibile delle risorse ed una corretta ridistribuzione della ricchezza, il solo modello utile ad essere volano della pace e della democrazia.  Questo modello di sviluppo che dovremmo richiamare all’attenzione dei governi dovrà favorire inoltre una nuova fisionomia politica e culturale non solo della cittadinanza nei Paesi del Sud del Mediterraneo, ma andrà definita, insieme ai paesi UE, una vera e propria nuova identità europea, costruita sulla inedita ricongiunzione del Nord-Europa e della Eurasia occidentale con le sue disperse radici culturali, economiche e addirittura filosofiche che si radicano nel Mediterraneo.

Il ruolo della Fondazione delle reti delle società civili Anna Lindh può e deve divenire strumento efficace di tale lavoro sul fronte culturale e del patrimonio paesaggistico del Mediterraneo. Ma per svolgere correttamente tutto questo, deve essere messa nelle condizioni di poter gestire ovvero orientare la gestione delle risorse che la commissione Europea distribuisce a favore di questi Paesi. Ci sarà bisogno di molti capitali, per procedere a uno sviluppo credibile e autosostenuto dei Paesi meridionali del Mediterraneo, e questa disponibilità di mezzi conviene a tutti, sia nella UE che fuori dall’Unione.

In particolare la Fondazione a nostro avviso dovrà interferire propositivamente e positivamente ad orientare le risorse per:

1.      Fare dell’insegnamento un vettore centrale dell’apprendimento della diversità e della conoscenza dell’altro

2.      Promuovere la mobilità, lo scambio e la valorizzazione di abilità, di competenze e delle migliori pratiche sociali

3.      Fare dei mass media uno strumento privilegiato al servizio del principio di uguaglianza e della conoscenza reciproca

Ci pare opportuno ricordare quanto, riferendosi alle risorse dell’allora costituenda Fondazione, riportava il “Rapporto del Gruppo dei Saggi istituito per iniziativa del

Presidente della Commissione europea” su  “Il dialogo tra i popoli e le culture nello

Spazio euromediterraneo” (2003).

“…La seconda condizione è quella dell’adeguatezza dei mezzi finanziari e amministrativi ai bisogni. La Fondazione deve ovviamente disporre di ingenti mezzi, all’altezza della posta in gioco. Le sue attività sono costose. È necessario personale qualificato, in grado di catalizzare le attività svolte dalla rete, coadiuvato da un comitato scientifico di altissimo livello che ne assicuri un’autorevolezza intellettuale incontestabile nei rapporti con i partner; sono necessari amministratori competenti, esperti di questioni internazionali, culturali e religiose. La Fondazione avrà inoltre bisogno di fondi di esercizio all’altezza della missione che le verrà conferita. Organizzare incontri, entrare in profondità nel tessuto sociale di ben 27 paesi, gestire reti, archivi, biblioteche virtuali, intrattenere sorvegliare, pianificare, verificare giorno dopo giorno i progressi compiuti dai giovani nell’apprendimento del dialogo, l’evoluzione dei mass media, i gemellaggi scolastici; tutto ciò ha un costo in termini di tempo, uomini e soldi. La delusione che deriverebbe dal fallimento per insufficienza di mezzi sarebbe altrettanto grande quanto le aspettative.

È pertanto indispensabile autorizzare il ricorso, a termine, al finanziamento privato, il che offre, a nostro avviso, la possibilità alla Fondazione di dotarsi dei mezzi proporzionati all’ambizione del compito che le dovrebbe essere assegnato. La Fondazione deve quindi poter percepire fondi di origine privata, secondo una percentuale che la conferenza dei ministri euromediterranei dovrà definire ma che dovrebbe raggiungere livelli sostanziali. La diversità delle fonti di finanziamento sarà al tempo stesso una garanzia di autonomia e un indice di radicamento della Fondazione. Solo dando vita ad iniziative attraenti, originali ed efficaci, la Fondazione riuscirà infatti a conquistarsi il sostegno degli operatori privati”.

 A nostro avviso occorre finanziare in modo effettivo:

 Rete  italiana

1.      le azioni comuni;

2.      la gestione delle reti nazionali;

3.      i bandi che a vario titolo vengono promossi dalla Fondazione.

Occorre chiedere innanzitutto alla Commissione anche attraverso un lavoro con le Commissioni Parlamentari e una dichiarazione formale dell’Assemblea Parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo che, almeno un 0,5% del totale delle risorse destinate alla cooperazione verso il Mediterraneo siano assegnate alla Fondazione Anna Lindh per i punti uno e due e che in alternativa alla gestione dei bandi di cui al punto 3 sia creato un gruppo di lavoro paritetico Commissione – Fondazione che possa promuovere, gestire e controllare i bandi UE dedicati al partenariato culturale, quali ad esempio Euromed Heritage nell’ambito di una revisione a favore del Sud Mediterraneo ed Est Mar Nero del programma Cultura 2014 – 2020 / Creative Europe e di ENPI per la cultura 2014/2020.

§         Occorre poi stabilire che le quote di adesione alla Fondazione da parte dei Governi siano così strutturate: una parte destinata alle attività del Segretariato 35% del totale ed il restante 65% alle attività delle reti nazionali. Di questo 65% almeno un 45% dovrà essere destinato dalle reti nazionali a favorire il partenariato attivo con le altre reti della Fondazione.

§         Occorre avviare processi di finanziamento “garantito” e sostenuto dalla Fondazione per la produzione culturale EuroMediterranea sottoforma di piccoli o medi prestiti a tassi di interesse privilegiati con il supporto della Banca Europea degli Investimenti – Branch Mediterranea. La Fondazione deve costituire con il 15% del 35% di cui sopra un fondo di garanzia che possa sostenere l’attività di microcredito/microfinanza destinata alle produzioni culturali Euro_Mediterranee. L’esempio calzante di quello che si può fare anche per la cultura  è questa recente decisione:

“ Il primo programma a sostegno della regione Mediterranea e’ l’ISMED (Investment Security in the Mediterranean Region), che sara’ attuato insieme all’Ocse e potra’ contare su 1,5 milioni di euro. ISMED si occupera’ di condurre valutazioni sul livello della protezione degli investimenti fornito dalle autorita’ locali, identifica le carenze e formula raccomandazioni per affrontarle.
Una parte dei 220 milioni di euro di sovvenzioni previste dal Neighbourhood Investment facility (Nif) fino alla fine del 2013 servira’ a lanciare il kit sulla condivisione dei costi e del rischio (Risk and Cost Sharing Toolkit) di ISMED. Queste iniziative potrebbero portare almeno due miliardi di euro di risorse dalle istituzioni finanziarie europee in diversi progetti di infrastrutture nei paesi vicini dell’Ue. ”Questi strumenti innovativi – ha commentato il commissario Ue alla politica di vicinato, Stefan Fule – sono disegnati per aiutare i nostri paesi partner ad attirare in maniera piu’ efficace investimenti necessari per il settore privato, destinati a grandi infrastrutture”, con un impatto positivo su ”crescita, posti di lavoro e vita quotidiana per le persone nella regione”

§         Occorre impegnare infine  il 3% del 35% di cui sopra per strutturare e promuovere costanti attività di fundraising per il cofinanziamento dei  progetti nell’ambito del dialogo culturale EuroMediterraneo. Fundraising destinato a campagne tra privati cittadini, tra aziende private, al ricorso a fondi di investimento.

In particolare la Fondazione potrebbe farsi garante di azioni di crowdfonding. Il crowdfonding è un processo collaborativo di un gruppo di persone che, con l’aiuto del web, utilizzano il proprio denaro mettendolo in comune per sostenere gli sforzi di persone ed organizzazioni; mette in moto un processo di finanziamento dal basso che mobilita persone e risorse, e consente l’incontro di domanda e risposta di risorse.

La Fondazione potrebbe inoltre attivarsi anche attraverso le proprie reti nazionali a coinvolgere le imprese  che da sempre basano le proprie strategie su una combinazione idiosincratica di ragionamento e intuizione. Produrre oggetti utili e funzionali significa sempre di più saper inventare nuovi legami tra l’efficacia e la bellezza, traducendo la friendliness di oggetti complessi nella loro forma esteticamente significativa. Non solo bella, se vogliamo, ma anche e soprattutto capace di riflettere l’identità dell’utente e della sua comunità; la sua cultura, in una parola. Ecco le imprese, dunque, organizzare gli spazi fisici e i processi produttivi in modo da incorporare innovazioni creative, magari attingendo al patrimonio visuale e percettivo del nostro passato (o del nostro futuro immaginario, come suggerisce la pop art): una buona biblioteca d’arte, un laboratorio creativo, spazi condivisi e aree per “perder tempo” insieme sono gli strumenti che un numero crescente di imprese adotta per poter qualificare in senso creativo la propria attività. Con vantaggio dei consumatori finali, naturalmente, che si trovano a poter scegliere tra oggetti sempre più densi di significato da una parte, ma anche con innegabile beneficio per i lavoratori del comparto industriale, la cui qualità della vita professionale diventa una condizione dirimente perché possano liberare la propria capacità creativa e la propria intelligenza collettive, incorporandole in prodotti sempre più utili e belli.”. Pertanto, più che fare appello a presunti doveri morali di sostenere e finanziare la cultura, basta più semplicemente mettere a fuoco tali benefici per concludere che è del tutto pertinente che ciascun individuo, comunità o organizzazione che riceva dalla produzione culturale vantaggi e utilità dia alla cultura una congrua contropartita, sia essa finanziaria, simbolica, intangibile.

Occorre in questo contesto rafforzare l’idea di come la funzione che musei e teatri (e biblioteche, e monumenti, e tutto il resto) svolgono nei confronti della società, in particolare della comunità residente. Ogni comunità territoriale deve essere aiutata a percepire il museo o il teatro come “proprio”, ci porta i bimbi a giocare, ci trascorre l’ora di pranzo nei giorni feriali, ci va a fare acquisti e regali. Solo così gli individui avranno il desiderio di sostenere questi spazi multidimensionali che consentono loro così tante occasioni di benessere. Ed è altrettanto consequenziale che le imprese, di fronte a un consenso così diffuso ed evidente, abbiano tutta la convenienza strategica ad associare il proprio brand alla cultura, a quella specifica cultura che dialoga con la propria comunità e le offre un ampio ventaglio di benefici.

Ed infine rappresentare in ogni sede idonea che Il vero e insostituibile beneficio che la cultura produce per la società, e in particolare per le sue componenti più dinamiche e attive, è il motore dell’innovazione. La creatività non è una merce che si possa impacchettare e scambiare. È piuttosto un modo di essere, un’atmosfera positiva che si può riscontrare in alcuni luoghi e in alcuni periodi. Si tratta comunque di un fenomeno capace di innervare tutti i gangli dell’economia territoriale, che si avvantaggia di un diffuso atteggiamento innovativo, di una propensione al rischio più elevata della media, della capacità di prefigurare e interpretare scenari inediti e della velocità nel disegnarne gli sbocchi. Un territorio ricco di cultura è un bel luogo da visitare. Lo stesso territorio, quando mette la propria cultura in circolo facendola diventare una traccia condivisa, può trasformarsi in un propulsore di benessere. La creatività e la capacità simbolica ed espressiva diventano così il vocabolario della crescita, espandendosi presso l’intera comunità e traducendosi in un’acuta percezione e anticipazione dei bisogni, nell’innovazione di processo e di prodotto, nell’attrazione di talenti, competenze, visioni.

 

Documento a cura della Federazione internazionale per lo sviluppo sostenibile e la lotta alla povertà nel mediterraneo Mar Nero – Fispmed Onlus, condiviso e sottoscritto dai componenti il co-coordinamento nazionale italiano della Fondazione Anna Lindh Foundation: Fondazione Mediterraneo, Paralleli – Istituto Euromediterraneo del Nord Ovest.


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