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Il rilancio del sistema Italia, democrazia, partecipazione, territorio,

Il contributo dell’ambientalismo ragionevole

La crisi che sta travolgendo il nostro sistema economico e le nostre istituzioni accelerando la crisi della Politica, della nobile arte della mediazione, della responsabilità e delle scelte, impone dei cambiamenti culturali, di visione e strategia non più rinviabili.

I protagonisti del panorama sociale italiano debbono contribuire a questo ricambio prima ancora che politico ed istituzionale.

Occorre riflettere e poi agire declinando nuovi approcci e scelte per governare il territorio e lo sviluppo.

In questo sforzo rielaborativo dobbiamo certamente superare la visione che il filosofo tedesco Ernst Friedrich Schumacher riassumeva in questo modo, la nostra è “una società che violenta la natura e danneggia gli esseri umani” che è diventata nel tempo quella adottata dalla maggioranza del movimento ambientalista italiano, sia quello che si è espresso in politica che quello che caratterizza le maggiori associazioni.

Si è sviluppata nel tempo nel nostro Paese una forte dicotomia tra chi, da un lato declina le problematiche ambientali con un approccio catastrofista, allarmista, privo di reali soluzioni e chi  sostiene la convinzione che con la tecnologia si possa ad esempio e comunque sfamare 12 miliardi di persone e risolvere tutti i nostri problemi presenti e futuri.

Ci può essere un’altra via, la via giusta, moderata, ragionevole, positiva e propositiva tra questi due estremismi?

Si! una via c’è ed è quella che l’anima ambientalista del movimento liberale, liberista e riformatore dovrebbe adottare partecipando così in modo determinante al rinnovamento della Politica e basando la sua attività sulla scienza e sulla logica, rifiutando il sensazionalismo, la disinformazione e la paura, lo statalismo ambientale , la pianificazione centralistica del territorio, e quel bizantinismo legislativo, che ha contribuito a produrre l’illegalità ambientale diffusa.

Il Prof. Biørn Lomborg ha ben dimostrato infatti come il messaggio ambientalista spesso è fondato su una falsificazione sistematica della realtà, e Lomborg non è un nemico della tutela dell’ambiente, è un ambientalista convinto e un esperto; le sue posizioni politiche sono quanto di più corretto si possa immaginare. Non nega i problemi ambientali, ma tenta di individuarne i termini reali; e lo fa sul terreno meno opinabile, quello della statistica, con un’analisi rigorosa basata sui dati ufficiali.

Considerando che l’uomo è indiscutibilmente un animale razionale chiamato a prendersi cura, a migliorare, a trasformare l’habitat in cui vive, la sua unica vera possibilità di risolvere la “questione ecologica” deve fondarsi sulla fantasia creatrice e innovatrice, sulla sua capacità di farsi carico in prima persona della responsabilità di governare il proprio ambiente attraverso scienza e coscienza.

Rilanciare un’ambientalismo del fare, del fare bene e presto e ciò che occorre promuovere:

    • dove possibile, dovremmo muoverci verso un’economia basata sulle energie rinnovabili e sulle risorse materiali. Sostenibile non è sinonimo di rinnovabile, ma i due concetti sono fortemente connessi. Quando siamo costretti ad utilizzare risorse non rinnovabili, dobbiamo farlo in maniera saggia e riciclando il più possibile;

  • dovremmo favorire una crescita della popolazione mondiale consapevole. Il modo più efficace per determinare ciò passa attraverso il potenziamento della famiglia ove l’educazione sia centrale e il ruolo delle donne sia valorizzato assieme a quello dell’uomo, abolendo qualsiasi forma di patriarcato, fondamentalismo e dittatura.
  • dovremmo sviluppare un’analisi globale delle relazioni tra uso del terreno, energia, sfruttamento delle risorse e popolazione. Le politiche locali che hanno conseguenze globali non possono essere in contrasto tra di loro, ma devono essere coordinate ad un livello più alto;
  • dovremmo imparare ad essere migliori “giardinieri” a livello locale e su scala globale. Avendo tra i 6 e gli 8 miliardi di bocche da sfamare è necessario ricorrere ad una agricoltura intensiva, usando fertilizzanti, pesticidi e biotecnologie. È un fatto aritmetico che diminuendo il terreno necessario alle colture si possa salvare più terreno per le foreste e la natura;
  • la crescita delle città deve essere tenuta sotto controllo. Abbiamo permesso alle automobili di determinare le forme degli agglomerati urbani attuali. Pensiamo che 300.000 ettari di foresta vengono distrutti ogni anno negli Stati Uniti per lasciar spazio a 200 città. Dobbiamo pertanto sviluppare città più vivibili e ad alta densità di abitanti se la popolazione continua a crescere a questi ritmi. Dobbiamo mobilitare saperi e competenze,coinvolgendo in modo attivo le imprese. Le comunità locali spesso però sono state anche i laboratori più capaci di comportamenti innovativi, basati sulla responsabilità, la creatività e lo spirito d’iniziativa. Sono riuscite, anche in condizioni avverse, a produrre e mantenere qualità elevate, sia ambientali, sia economiche e sociali.
  • fondare le politiche pubbliche per l’ambiente sulla logica del calcolo costi-benefici. Ogni soluzione deve essere valutata non aprioristicamente, ma in base all’analisi empirica dei benefici e dei costi attesi. Questo vale in particolare per i casi nei quali si presentano condizioni di rischio e incertezza. Le politiche pubbliche devono essere improntate alla riduzione dei rischi, ma questa deve essere proporzionale ai benefici che da essa ci si possono ragionevolmente attendere. Non è infatti razionale ridurre i rischi arrivando al punto che le risorse necessarie per farlo potrebbero essere più efficacemente utilizzate per migliorare in altro modo la qualità della vita umana o dell’ambiente, o ancora per individuare, attraverso la ricerca scientifica, rimedi specifici;
  • conferire al principio di precauzione un significato circoscritto e non discordante con il metodo scientifico, identificando in via preliminare la natura degli effetti potenzialmente negativi e adottando misure di cautela soltanto laddove siano giustificabili sul piano logico. In alcun caso il principio di precauzione dovrà estendersi sino al punto di rappresentare un ostacolo insormontabile per la ricerca applicata;
  • introdurre la logica dell’efficienza economica nella gestione dell’ambiente e delle risorse naturali attraverso l’estensione dei diritti di proprietà attribuiti ai singoli e alle comunità locali, al fine di aumentare la responsabilizzazione di tutti i cittadini e di utilizzare pienamente le loro conoscenze e le loro capacità creative. Privatizzare l’ambiente non significa ridurne il livello di protezione ma viceversa aumentarlo.

Dobbiamo infine ritenere inaccettabile che milioni di persone vivano con standard materiali che nei Paesi industrializzati sono considerati insufficienti per una vita dignitosa. Si può infatti imparare una lezione molto importante dalla relazione tra ecologia e politica: in un certo senso la politica è l’ecologia della specie umana. Le due materie hanno sviluppato terminologie e discipline totalmente differenti e risulta quindi difficile pensarle insieme. Ma dovremmo impegnarci su questa strada, se vogliamo raggiungere una vera comprensione della relazione tra noi stessi, la nostra società e la Terra da cui dipendiamo: sviluppo economico, sostenibilità ecologica, qualità sociale e culturale, sicurezza – sia subordinato agli altri ma, al contrario, ciascuno di essi trovi la giusta valorizzazione all’interno di un “compromesso” virtuoso, ragionevole e durevole.

 

Venezia, 13 novembre 2011

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