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Il rilancio del sistema Italia, democrazia, partecipazione, territorio.

Il contributo dell’ambientalismo ragionevole. II°: dalle analisi all’azione per un nuovo inizio.

Questa volta desidero proporre alla redazione di Liberambiente la pubblicazione di un vera e propria lettera aperta indirizzata a tutti coloro che hanno a cuore l’ambiente, la qualità della vita, lo sviluppo economico sostenibile, insomma il proprio futuro.

Nel numero di novembre della rivista è stato pubblicato un mio intervento dal titolo esattamente uguale, nella prima parte, di questo nuovo contributo: un tentativo di riflettere sui fondamenti teorici più opportuni da adottare per un movimento ambientalista dialogante, pragmatico, razionale, ragionevole, liberale che recupera il meglio della cultura riformatrice per porsi l’obiettivo di contribuire a risollevare le sorti della Politica e del Paese.

Ora però dobbiamo passare senza ulteriori indugi all’azione.

Occorre aggregare queste forze e costruire un cartello di lavoro unitario da porre all’attenzione di questo Governo ma soprattutto di quello che uscirà dalle prossime elezioni, pienamente legittimato dal voto popolare.

In questo momento decine di progetti sono temporaneamente bloccati dai comitati che si ispirano all’ambientalismo che dobbiamo ritenere ormai superato ( ma che trova ancora audience nella stampa distratta e gossippara), in attesa dell’immancabile realizzazione delle opere contestate. Ma chi contesta? quanti sono? Da quali processi decisionali pubblici e trasparenti sono legittimati?

Lamentano corruzione, soprusi, presunte violazioni delle norme, accusando la solita mancanza di volontà politica ma rifiutano in modo sterile e strumentale qualsivoglia confronto istituzionale ovvero l’assunzione di responsabilità politiche che determina la loro assenza di strategia.

Protestano, così spesso dichiarano, perché questo è il segnale della loro concretezza e gli scarsi risultati (per loro unanime ammissione) dimostrano il valore di questo senso pratico presunto che è invece quanto di più astratto possa configurarsi nel lavoro politico per la governance del territorio.

Il vero problema è che questo modo di fare affossa irrimediabilmente le istituzioni democratiche, demotivando la partecipazione propositiva e positiva e allontanando le cittadine e i cittadini dai processi che dovrebbero invece portare ad assumere decisioni condivise sui metodi e sui contenuti.

Noi donne e uomini di buona volontà, responsabili e dirigenti delle associazioni ambientaliste che desiderano contribuire alla rinascita del Paese esercitando una Politica nobile con una visione che possa coinvolgere il massimo livello dell’interesse generalizzato e diffuso dovremmo occuparci di porre piuttosto la questione dei processi decisionali, della legittimità di chi fa le norme e di chi le fa rispettare.

Nel 1930 il genio inarrivabile di Einstein ebbe a scrivere:”Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere “superato”. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito”.

Questo richiamo al merito, al progresso, al cambiamento deve guidarci nel nostro prossimo ed impegnativo lavoro, non solo per il livello del ragionamento, ma anche per il registro dell’umore con il quale affrontare il nostro compito.

La priorità della questione ambientale dev’essere declinata in termini compatibili con processi decisionali che devono essere tempestivi e certi. Essa non può costituire vincolo esterno ai procedimenti ma ne deve costituire componente intrinseca. Ad esempio la decisione economica non può non includere una valutazione relativa al suo impatto sulle risorse ambientali come sulle risorse umane ma alla logica strumentale dei veti si deve sostituire quella positiva dell’analisi per fare e fare bene.

Tra qualche settimana molte di queste forze ambientaliste alle quali questa lettera aperta è indirizzata potranno incontrarsi per poter definire una piattaforma di lavoro concreta, puntuale per un’azione pragmatica rivolta al fare e fare bene: fare le infrastrutture che occorrono, fare le riforme che necessitano, fare della qualità della vita e dello sviluppo sostenibile e consapevole l’obiettivo centrale delle politiche pubbliche.

 

Venezia, 05 gennaio 2011

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