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Sfide complesse in un mondo interconnesso

 inceneritore

1° incontro pubblico del coordinamento per un ambientalismo ragionevole

sala della Mercede, Camera dei Deputati

ore 16.00

Giovedì 22 marzo 2012

 

Vorrei partire con un’affermazione che può sembrare ovvia: «le sfide ambientali sono complesse e non possono essere affrontate isolatamente».

Questo significa semplicemente che le questioni ambientali sono collegate fra loro e che spesso  costituiscono solo una parte del grande puzzle di sfide che noi e il nostro pianeta dobbiamo affrontare. La verità è che viviamo in un mondo altamente interconnesso, composto da numerosi sistemi diversi ma collegati fra loro, come quello ambientale, sociale, economico, tecnico, politico, culturale eccetera. Questo è anche il mondo da cui dipendiamo.

Tale interconnettività globale indica che il danneggiamento di un elemento può avere effetti imprevisti in un altro. Il recente crollo finanziario a livello mondiale ovvero  il disordine nel settore nell’aviazione provocato da un vulcano islandese di qualche tempo fà dimostrano come i dissesti improvvisi avvenuti in una zona possano colpire interi sistemi.

Spesso questa interconnettività viene definita «globalizzazione» e non rappresenta un fenomeno nuovo. In Europa, la globalizzazione ci ha permesso di prosperare come continente e di assumere un ruolo guida in ambito economico per diverso tempo. In questa fase abbiamo utilizzato una notevole quantità di risorse naturali sia nostre sia di altri paesi. La nostra «impronta», ossia il nostro impatto, è considerevole e va ben oltre i nostri confini.

La vera natura della globalizzazione offre anche opportunità e strutture per ottenere un risultato diverso. Esistono tutti i presupposti per una governance globale efficace ed equa delle questioni cruciali per tutti noi.

 

Ovviamente i processi politici globali svolgono un ruolo importante nel garantire che la crescita economica non distrugga i sistemi naturali di base. Un’altra caratteristica fondamentale della globalizzazione, però, è costituita dalla crescente importanza acquisita dagli attori non governativi.

Anche noi, in qualità di cittadini, ci stiamo mobilitando, sia individualmente sia attraverso  organizzazioni non governative. Alcuni di noi scendono nelle strade per protestare; altri investono il proprio tempo e le proprie energie per riscoprire cibi o per impegnarsi in attivismo comunitario.

Molti stanno adeguando le loro scelte di consumo per minimizzare gli impatti ambientali e garantire un equo rendimento per i produttori dei paesi in via di sviluppo. Il punto è che la globalizzazione sta coinvolgendo tutti e noi ci stiamo accorgendo di non essere impotenti, poiché possiamo far sì che le cose accadano o meno.

Dobbiamo continuare a sviluppare, creare, lavorare e istruire noi stessi, e divenire più intelligenti nel modo in cui utilizziamo le risorse naturali.

Questo significa gestire le risorse naturali in modo tale che le comunità possano innanzitutto sopravvivere, per poi trarre profitto e progredire. Come leggeremo nel prossimo capitolo relativo alle risorse e alle persone che vivono nelle foreste in India, ciò costituisce una delle maggiori sfide che siamo chiamati ad affrontare a livello globale.

Si tratta di una sfida in cui gli europei giocano un ruolo rilevante. Gestire le risorse globali in modo sostenibile sarà fondamentale per una prosperità economica equa, una maggiore coesione sociale e un ambiente più sano.

Il contributo che il coordinamento per l’ambientalismo ragionevole desidera determinare è legato ad uno sforzo rielaborativo per  superare la visione che il filosofo tedesco Ernst Friedrich Schumacher riassumeva in questo modo, la nostra è “una società che violenta la natura e danneggia gli esseri umani” che è diventata nel tempo quella adottata dalla maggioranza del movimento ambientalista italiano, sia quello che si è espresso in politica che quello che caratterizza le maggiori associazioni.

Si è sviluppata infatti nel tempo nel nostro Paese una forte dicotomia tra chi, da un lato declina le problematiche ambientali con un approccio catastrofista, allarmista, privo di reali soluzioni e chi  sostiene la convinzione che con la tecnologia si possa ad esempio e comunque sfamare 12 miliardi di persone e risolvere tutti i nostri problemi presenti e futuri.

Ci può essere un’altra via, la via giusta, moderata, ragionevole, positiva e propositiva tra questi due estremismi?

A nostro avviso Si! una via c’è ed è quella che l’anima ambientalista del movimento liberale, liberista e riformatore dovrebbe adottare partecipando così in modo determinante al rinnovamento della Politica e basando la sua attività sulla scienza e sulla logica, rifiutando il sensazionalismo, la disinformazione e la paura, lo statalismo ambientale , la pianificazione centralistica del territorio, e quel bizantinismo legislativo, che ha contribuito a produrre l’illegalità ambientale diffusa.

Il Prof. Biørn Lomborg ha ben dimostrato infatti come il messaggio ambientalista spesso è fondato su una falsificazione sistematica della realtà, e Lomborg non è un nemico della tutela dell’ambiente, è un ambientalista convinto e un esperto; le sue posizioni politiche sono quanto di più corretto si possa immaginare. Non nega i problemi ambientali, ma tenta di individuarne i termini reali; e lo fa sul terreno meno opinabile, quello della statistica, con un’analisi rigorosa basata sui dati ufficiali.

Considerando che l’uomo è indiscutibilmente un animale razionale chiamato a prendersi cura, a migliorare, a trasformare l’habitat in cui vive, la sua unica vera possibilità di risolvere la “questione ecologica” deve fondarsi sulla fantasia creatrice e innovatrice, sulla sua capacità di farsi carico in prima persona della responsabilità di governare il proprio ambiente attraverso scienza e coscienza.

Rilanciare un’ambientalismo del fare, del fare bene e presto e ciò che occorre promuovere è il manifesto che oggi lanciamo rappresenta le linee guida di questo nuovo movimento; rivoluzionario per cultura e strategia nel panorama ambientalista nazionale che desideriamo fortemente far progredire e diffondere, raccogliendo per le nostre organizzazioni il più alto numero possibile di adesioni e sostenitori.

 

ROBERTO RUSSO

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