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Impegno comune di persone e organizzazioni per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile del Mediterraneo Mar Nero

educazione-ambientale

Noi, associazioni ed organismi sottoscritti, pubblici e privati, membri della Piattaforma della società civile Euro-Mediterranea FISPMED e non, desideriamo impegnarci per realizzare una rete, la più ampia possibile, di persone ed organismi, istituzioni e società civile, come sede di coordinamento permanente delle iniziative volte a promuovere l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile nel Mediterraneo/Mar Nero: “Mettere in grado ogni individuo, mediante l’educazione – questo è l’obiettivo della FISPMED – di fornire un contributo allo sviluppo sostenibile”.

Questa iniziativa rappresenta un’occasione molto importante che può consentire di rilanciare con efficacia un processo educativo rivolto a tutti i cittadini, adulti e bambini, valorizzando quanto di buono nei paesi del Mediterraneo/Mar Nero già esiste ed è stato fatto.

La complessità dell’ambiente e la difficoltà di pensare in termini di sviluppo sostenibile ci obbligano ad attrezzarci per saper affrontare la continua evoluzione delle emergenze ambientali e la ricorrente apertura di scenari inediti (anche se spesso previsti e prevedibili).

La ricerca, scientifica ed educativa, la qualificazione delle esperienze, la cura delle relazioni tra i diversi soggetti che partecipano all’insieme delle iniziative, ci appaiono come gli strumenti essenziali per non cadere nella precarietà e nell’improvvisazione e soprattutto per mettere in campo una rete stabile, presente nel territorio, in cui la FISPMED svolga un ruolo di facilitazione e promozione: una rete che sia durevole e capace di coordinare e mettere in sinergia i diversi attori sociali, capace di rispondere in modo adeguato ai cambiamenti in continua evoluzione, capace di valorizzare l’esistente e promuovere azioni comuni; oltre che facilitare il confronto, lo scambio d’esperienze e la condivisione dei bacini d’utenza.

E’ una ricchezza di iniziative che, anche se con origini diverse – dall’educazione ambientale all’educazione alla pace, dall’educazione alla salute all’educazione interculturale – stanno già muovendosi su direzioni comuni che mettono al centro la realizzazione dei diritti di cittadinanza in condizioni di sostenibilità.

Comune a tutte queste iniziative è infatti un’idea di futuro, non ancora definibile nei dettagli ma orientato ad un cambiamento che permetta di passare da un mondo fondato sulla quantità ad un mondo che assuma come valore la qualità: della vita, dei rapporti tra gli uomini, dei rapporti tra l’uomo e il pianeta. Condizione per questo cambiamento è appunto un diverso modo di pensare, una diversa cultura, una diversa educazione.

La ricchezza e la pluralità delle diverse iniziative, da tutti noi realizzate in autonomia, può trovare nella piattaforma della FISPMED un utile punto di riferimento comune per la circolazione delle esperienze, il confronto, la valutazione dei risultati, e perciò la utilizzazione più efficace delle risorse, coinvolgendo in questa impresa anche quei settori tradizionalmente meno interessati.  In questa sede non elencheremo contenuti e metodi dei nostri programmi di azione, ma indicheremo alcuni punti di impegno comune che possono risultare rafforzati dall’apporto di tutti.

In primo luogo appare tuttora necessario portare avanti il lavoro di informazione, di diffusione di dati, leggibili anche dai non esperti, che deveaccompagnare e supportare il lavoro stesso di educazione.

Quanto è radicata nell’opinione pubblica la conoscenza della questione dello sviluppo sostenibile e delle risorse? Quanto nella cultura dei maîtres à penser? Quanto nella cultura dei responsabili delle decisioni politiche? Ma soprattutto quanto è curata la qualità dell’informazione? La possibilità reale di confronto tra punti di vista e la possibilità per il destinatario di interagire e approfondire l’informazione ricevuta? Ancora oggi la questione energetica, lo sconvolgimento climatico, le malattie degenerative collegate con l’inquinamento, la povertà causata non solo dalle guerre ma da un modello di sviluppo globalizzato etc. trovano spazio nella comunicazione piuttosto per gli eventi sensazionali che per la decisione ponderata; e, del resto, quanta ricerca e quanta cultura universitaria è dedicata a queste tematiche seppure di urgenza drammatica? Per parte nostra, assumiamo dunque l’impegno di realizzare in tempi rapidi e con il più ampio apporto le seguenti iniziative.

Sarà basilare redigere un agile testo sull’Educazione alla Sostenibilità, che si aprirà con una proposta di definizione essenziale di sviluppo sostenibile e di educazione alla sostenibilità, da assumere come cultura:  mirata a costruire il cambiamento nella società, nel suo rapporto con l’ambiente, con l’uso delle risorse planetarie, con la fame nel mondo, con le diversità culturali, i diritti umani, con la pace e la solidarietà…, ed in particolare nella concezione dell’economia.

E’ forse superfluo aggiungere che ci si dovrà adoprare per il massimo sforzo di coerenza con i comportamenti indicati ed anche per esperienze di autoorganizzazione nella pratica di possibili obiettivi (ad esempio nell’adozione didispositivi per il risparmio energetico o per l’impiego di fonti pulite e rinnovabili) senza attendere l’intervento della politica.

Non sfugge certo il ruolo fondamentale della informazione scientifica e, perciò, della ricerca scientifica e dell’università. Nostro compito è dunque quello di esprimere un forte impegno a sostegno della ricerca  a partire dai temi stessi della sostenibilità ( sconvolgimenti climatici, questione energetica, prodotti e processi produttivi inquinanti,…),  ma anche ricerca per la individuazione delle prospettive per realizzare il cambiamento,nel quadro reale della società che abbiamo intorno, in cui lavita si è allungata ed anche il problema dell’educazione si pone in modo nuovo nelle diverse fasce di età, sia per “destinatari”, sia per gli “operatori”, per mettere a punto efficaci indicatori di sostenibilità e di educazione allo sviluppo sostenibile, ricerca  e  sperimentazione  nel  campo  dell’educazione  alla  sostenibilità  per  migliorare e valutare le esperienze di educazione e formazione. E sarà utile partire da una Ricognizione su quanta e quale ricerca si fa in Italia su queste tematiche.  Sarà compito della rete fornire informazione e dati, effettuando anche la elaborazione perché la presentazione di questi dati sia appropriata alle classi di utenti che la utilizzeranno.

1)      – Bisognerà aprire un confronto con la Cultura politica, teso anche a comprendere, e perciò superare, le ragioni della chiusura in molti casi mostrata. La Fispmed chiederà incontri alle alte cariche, ai leader politici su tali tematiche. A tutti verrà consegnato il testo illustrativo messo a punto. Ai Governo si chiederà, in particolare, di finanziare progetti per diffondere informazione ed educazione allo sviluppo sostenibile. Ma soprattutto si dovrà puntare ad ottenere che il rapporto con le sedi istituzionali porti il più possibile a dare continuità e stabilità alle iniziative individuate.

2)      – Del pari, bisognerà proporre l’incontro – a livello nazionale ma anche locale – con i protagonisti sociali: imprese, rappresentanze sindacali, associazionismo in senso ampio.   In particolare, bisognerà illustrare l’opportunità straordinaria che il criterio della sostenibilità apre nella difficile situazione dell’impianto produttivo Euro Mediterraneo e del Mar Nero. In questa prospettiva, bisognerà mettere a punto approfondimenti seminariali sulle produzioni della sostenibilità, attingendo a quanto ormai è stato prodotto in sedeeuropea. Intorno a prospettive di innovazione di processo e di prodotto – l’idrogeno, la riqualificazione urbana, la difesa del suolo, la mobilità sostenibile delle persone e delle merci, etc.- si potranno realizzare – in agricoltura, come nell’industria o nei servizi – reti di imprese e di sindacati, che avvieranno l’approfondimento per realizzare nuovi quadri produttivi. In questo quadro sarà fondamentale riflettere sulle nuove figure professionali e sul tipo di formazione necessaria, ma anche riflettere su come modificare la ‘cultura’ dell’impresa, come passare dall’investimento a breve termine a quello a lungo termine, come incoraggiare una cultura della manutenzione e del ‘riuso’ rispetto a quella del consumo, come conciliare competitività e diritto al lavoro e a progettare il proprio futuro.

3)      –  Proporre un’alleanza alla cultura.   Gli intellettuali, ma anche gli artisti, le personalità del giornalismo o dello spettacolo, non hanno mostrato sin qui soverchia attenzione alla tematica ambientale e della sostenibilità. Ma senza l’alleanza con la cultura, il senso profondo, esistenziale, dell’urgenza del cambiamento stenta a divenire pratica di vita. E’ dunque necessario ideare le occasioni di incontro, le sfide, le iniziative comuni. Come si fa a non vedere l’urgenza drammatica del cambiamento? Sino a quando, ad esempio, seicento milioni di abitanti del mondo potranno continuare a consumare tanta energia quanto gli altri sei miliardi di abitanti? Può essere stabile un pianeta in cui resti immutata una spoliazione così vistosa? In un mondo reso piccolo, piccolo dalle tecnologie della comunicazione, una distribuzione così ineguale delle risorse non rischia di travolgere qualsiasi equilibrio?E, per contro, di fronte alla crisi di un modello fondato sul consumo individuale di cose, su che cosa costruiremo la nostra identità di uomini, sinora determinatadall’avere, dal possedere, dal consumare?Turismo, artigianato, alimentazione: quale cultura a supporto del cambiamento? Anche in questi settori, esperienze importanti sono in atto. In particolare il settore dell’alimentazione, collegato con l’agricoltura, ma anche con la problematica energetica, appare un punto fondamentale per l’educazione e per le pratiche coerenti della sostenibilità. Bisognerà trovare il modo di incidere sull’opinione pubblica utilizzando mezzi di comunicazione efficienti e accattivanti ma al tempo stesso di qualità, impegnandopersonalità di spicco in vari settori che siano disposti a divenire “testimonialdi tale processo e ottenendo da esponenti dei vari ambiti artistico-culturali il loro contributo nelproporre un cambiamento di modello, “dalla quantità alla qualità”.

4)      –  Le sedi principali dell’educazione: la scuola e l’università. Al di là dell’aspetto nozionistico, scuola e università possono ancora costituire la sede prima dell’educazione alla cultura della sostenibilità. Per quanto riguarda l’Università, questa cultura, questa tematica, tuttora entra con difficoltà nei corsi di insegnamento, appena ci si allontani da corsi strettamente attinenti; ed è grande la battaglia culturale alla quale ci sentiamo impegnati perché la cultura della sostenibilità divenga una delle chiavi interdisciplinari di una formazione universitaria. Per la scuola, grazie all’impegno di tanti, la situazione si presenta oggi più aperta e si può realizzare una vera e propria educazione “trasversale” allo sviluppo sostenibile, che dovrebbe improntare tutta la formazione.  Compito di questa rete sarà allora mettere a disposizione degli insegnanti   l’enorme “prontuario” delle esperienze e degli strumenti e stimoli culturali per organizzare lariflessione e facilitare il rinnovamento disciplinare. La formazione alla sostenibilità non è questione da rinchiudere in qualche progetto: essa deve attraversare tutto il curriculum e perciò occorre spingere in tutte le sedi, istituzionali e non, perché nella scuola avvenga questo rinnovamento. Oltre alle tematiche affrontate, che dovranno essere tali da suscitare un interesse diretto (come, ad esempio, quelle relative ai cambiamenti climatici, all’energia, alla mobilità, all’alimentazione e alla salute, ai diritti umani, all’intercultura), dovranno essere sottolineati quegli aspetti metodologici che caratterizzano una educazione al cambiamento orientato allo sviluppo sostenibile.In particolare, assumiamo l’impegno per

4.1) – promuovere la costituzione di banche dati – materiali, esperienze e strumenti didattici – a disposizione degli insegnanti, anche in previsione della definizione dei “Piani dell’offerta formativa” che le scuole elaborano per il successivo annoscolastico;

4.2) – promuovere incontri: fornire alle scuole un albo di personalità disponibili ad intervenire sulle diverse tematiche della sostenibilità e di centri di educazione allo sviluppo sostenibile, nelle loro diverse articolazioni e prospettive, agevolando anche, ove richiesto, nonché con le aziende specializzate in produzioni sostenibili, con i centri di ricerca…  

Insomma, anche per la scuola, l’educazione alla sostenibilità può rappresentare un’occasione di scuola aperta alle associazioni, al volontariato, alle ong, alle amministrazioni locali, al sindacato, come vero e proprio laboratorio didattico.  Al Ministeri dell’Educazione proporremo, in particolare, la nostra collaborazione per corsi di aggiornamento degli insegnanti sulle tematiche della sostenibilità e dell’educazioneallo sviluppo sostenibile.Sullo stesso tema saranno stimolati progetti creando, tra gli altri, un canale delle “Scuole amiche dello Sviluppo Sostenibile nel Mediterraneo/Mar Nero”. Questo intreccio di collaborazione, che vorremmo rendere più efficace mediante questa struttura di rete, trova interlocutori attenti ed importanti nelle agenzie, associazioni ed enti che già propongono attività educative al di fuori della “formazione formale”.

5)      – L’educazione allo sviluppo sostenibile deve poter contare evidentemente sull’impiego delle tecnologie dell’informazione e sulla collaborazione con i mezzi di informazione. Tenendo ben presente, tuttavia, che il passaggio dalla quantità allaqualità, da tutti invocato come linea guida per lo sviluppo sostenibile, vale anche per la redazione dei materiali dell’informazione da rendere disponibili a sostegno delle iniziative di educazione allo sviluppo sostenibile.  5.1) – La rete che ci apprestiamo a realizzare dovrà disporre di un sito web e  dovrà pubblicare una news elettronica, che riporterà eventi, esperienze, agevolando la comunicazione tra i diversi protagonisti (Ministeri, Regioni, Agenzie per la protezione ambientale, scuole, associazioni,…), pubblicizzando innovazioni produttive e tutto ciò che contribuisce a formare cultura della sostenibilità.

5.2) – Si perseguirà l’obiettivo di accordi e convenzioni con i mezzi di informazione, a partire dalla Rai – per la sua qualità direte pubblica – ma rivolgendoci a tutte le reti e alla carta stampata, cui richiederemo spazi fissi e professionalità specifiche.  L’Educazione allo Sviluppo Sostenibile coinvolge infatti l’individuo lungo l’intero arco della vita concretandosi in un processo di apprendimento che va dalla prima infanzia fino alla tarda età, per cui sarà compito della rete impegnarsi nella formazione e sensibilizzazione continua delle varie fasce della popolazione, attraverso ad esempio corsi, seminari, conferenze, eventi culturali, turismo responsabile, volontariato etc. : per tutto ciò è indispensabile poter contare sulla disponibilità dei mezzi di informazione.

Nei prossimi mesi dovremo lavorare per inserire questa ampia progettualità in un quadro programmatico da scandire nel tempo con precise indicazioni, secondo un’agenda ben definita. Potrà essere utile assumere ogni anno, anche organizzando una sorta di forum di giovani per collaborare alla scelta, un tema dominante (per esempio il clima, i rifiuti,…), che impronti il programma educazionale dell’anno e al quale dedicare una giornata.

Le scuole, le associazioni, leagenzie per la protezione dell’ambiente, etc. saranno invitate a far convergere su quella tematica la loro iniziativa educazionale. Per la realizzazione di queste iniziative rivolte all’intera società, in una prospettiva di educazione lungo tutto l’arco della vita, è necessario non solo mettere insieme le forze e mettere a disposizione della rete il bagaglio di metodologie, documentazione, buone pratiche, riflessioni, elaborate in questi anni, ma è necessario garantire un confronto che permetta ad ognuno di migliorare le proprie competenze, ed anche ricerca e riflessione su strumenti e metodologie che più possano garantire efficaciadi informazione e coerenza di formazione. Ricerca quindi su processi e tecniche educative, ma anche ricerca sull’efficacia di strategie di comunicazione e di informazione, sulla coerenza tra strutture e sistemi organizzativi e pratiche di sostenibilità, sull’impatto sociale di azioni educative e comunicative, sulle competenze effettivamente acquisite.

Quali finanziamenti e quale organizzazione per questo programma? Il finanziamento sarà evidentemente uno dei punti all’ordine del giorno degli incontri con le autorità politiche e istituzionali: bisognerà richiedere ai Governo e ai gruppi parlamentari l’inserimento di una articolo specifico nelle varie leggi finanziarie, mentre alle Amministrazioni locali si dovrà richiedere il finanziamento diprogetti. Ai Ministeri e alle altre istituzioni appropriate si dovranno richiedere contributi in vista della realizzazione del tema dominante e dell’organizzazione della giornata annuale ad esso dedicata.La ricerca di finanziatori anche privati e l’uso ottimale delle risorse costituiranno uno degli impegni della nostra rete.

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