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CLIMA: PAESI DEL MEDITERRANEO, I PIU’ DEBOLI SIAMO NOI

(di Chiara De Felice) (ANSAmed) – MARRAKECH – Il Mediterraneo e’ in grave pericolo e teme di essere dimenticato dalla conferenza sul clima di Copenaghen: per questo i 21 Paesi delle due sponde hanno deciso di unire le forze per presentarsi a dicembre e chiedere, con un’unica voce, che l’ecosistema piu’ vulnerabile al mondo sia in cima all’agenda del negoziato da cui dipendono le sorti del pianeta. E’ stata l’agenzia Onu per l’ambiente (Unep/Map) a convocare gli stati generali delle due sponde, dal 3 al 5 novembre a Marrakech, per discutere insieme degli ultimi allarmanti segnali sulla situazione del bacino destinato a diventare un’area sempre meno ospitale. Secondo quanto hanno dimostrato gli ultimi studi dell’Onu, nel Mediterraneo i cambiamenti climatici vanno piu’ in fretta che nel resto del pianeta. La temperatura del Mare Nostrum, spiega l’ultimo rapporto presentato a Marrakech, e’ aumentata al doppio della velocita’ rispetto a quella degli oceani. E la previsione e’ che nei prossimi 90 anni salira’ tra i 2,2 e i 5,1 gradi. Per le Nazioni Unite, gli effetti saranno devastanti: scarsita’ di acqua, estati assolate e fenomeni atmosferici estremi come tempeste, inondazioni e ondate di afa. Oltre che aumento della desertificazione e distruzione della biodiversita’, visto che le specie non mobili soccomberanno per il surriscaldamento delle acque profonde. Secondo gli esperti, con le precipitazioni che scenderanno fino al 27% le estati saranno particolarmente pesanti in Italia, versante adriatico, e in Spagna, Grecia e Nord Africa. Mentre nel nord Europa le piogge aumenteranno del 16%. Tra le aree ”piu’ vulnerabili”, l’Onu annovera il nord Africa adiacente al deserto, i delta maggiori (Nilo, Po e Reno) e le zone costiere particolarmente popolose, come quelle a sud est. I 21 Paesi temono la catastrofe, a breve termine, soprattutto per il crollo del turismo. Il rapporto avverte che entro il 2050, con la temperatura aumentata di un grado soltanto, il turismo nel Mediterraneo diminuira’ del 10%. Dunque non basta lanciare insieme l’allarme a Copenaghen, nel frattempo occorre adottare un’agenda per evitare il peggio. Quello che faranno i governi delle due sponde per adesso e’ concentrarsi sulle misure per mitigare l’impatto dei cambiamenti climatici, ormai inarrestabili qualunque sara’ l’impegno di riduzione dei gas serra che Copenaghen riuscira’ a strappare alle grandi potenze industriali. Gli Stati del Mediterraneo si sono impegnati da oggi a creare una rete di aree marine protette entro il 2012, tra cui l’area di Capo Caccia-Isola Piana e di Punta Campanella per l’Italia, e le Bocche di Bonifacio in Corsica. E ridaranno slancio a iniziative gia’ avviate, come il progetto per ripulire il Mediterraneo entro il 2020 (Horizon) e quello di creare una rete di pannelli solari nel deserto del Maghreb. (ANSAmed).

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